C’è Smart city e Smart City

20 Febbraio 2025 Luca Baldin


Circola da qualche tempo con una certa insistenza sui social l’immagine futuristica del rendering di “The Line”, la città lineare che l’Arabia Saudita sta costruendo con i propri fondi sovrani e che punta a diventare una delle meraviglie del mondo, mirando a competere in orizzontale con il celebre Burj Khalifa di Dubai, il grattacielo più alto del mondo.

The Line, da progetto, sarà una struttura lunga ben 170 km, alta 500 metri e larga soltanto 200, ubicata nel deserto, con la promessa di essere sostenibile e con un impatto limitato sull’ecosistema naturale, andando ad occupare soltanto il 5% del territorio su cui insiste, per ospitare qualche cosa come 9 milioni di persone.

The Line promette di essere la prima metropoli al mondo senza auto, ad emissioni zero, che spinge oltre il concetto della città dei 15 minuti, riducendoli a 5, grazie a trasporti modernissimi e ultraveloci che permetteranno di spostarsi da un capo all’altro della città in soli 20 minuti. Grazie a queste caratteristiche The Line mira anche a proporsi al mondo come un luogo ideale per ospitare attività innovative e non nasconde l’ambizione a costituire un modello globale di smart city del futuro.

Tutto magnifico e tutto straordinario, quindi? Dipende.

Il progetto The Line è sicuramente fatto per stupire e senza dubbio ha i numeri per farlo. Idealmente è perfetto per una civiltà nomade, che “pianta la tenda” in mezzo al deserto, creando un microcosmo autosufficiente, ma ben difficilmente tale modello si potrà adattare a territori altamente urbanizzati e con un sedime storico fortemente stratificato.

Ad un europeo, per esempio, The Line può apparire una bizzarria e persino un incubo tecnologico, non molto diverso dai falansteri teorizzati dal filosofo e politologo francese Charles Fourier agli inizi del XIX secolo, e in parte fatti propri da certa architettura razionalista e brutalista che ha prodotto, per esempio, il mostro urbanistico di Corviale a Roma o le scellerate “vele” di Scampia.

Indicare The Line come una ideale città smart, quindi come modello replicabile, è quindi del tutto fuorviante, se non si vuole ridurre il concetto di smart city ad un totem tecnologico, magari rispettoso, ma del tutto estraneo all’ambiente.

Ciò che ci insegna, invece, è che non esiste un solo approccio al concetto di città smart, ma ne esistono molteplici e tutti potenzialmente validi, purché in grado di raggiungere, ognuno a modo suo, l’obiettivo irrinunciabile della sostenibilità e della vivibilità, ma anche dell’armonia con l’ambiente.

Gli antichi centri storici europei sono da secoli città dei 15 minuti e sfido chiunque a metterne in dubbio la qualità totale che riescono ancor oggi a garantire a chi li abita e li vive. Per molti versi sono già oggi intrinsecamente “smart” e con pochi accorgimenti possono essere ampiamente sostenibili.

The Line, quindi, è una provocazione utile a insegnarci che dobbiamo guardarci bene dai deliri di onnipotenza tecnologica e tornare viceversa a guardare all’uomo, rimettendolo al centro, un po’ come fecero nel Quattrocento i Fiorentini che inventarono l’Umanesimo e il Rinascimento. Non a caso, timidamente ma insistentemente, si è tornato a parlare di umanesimo tecnologico.

Luca Baldin

Project Manager di Pentastudio e della piattaforma di informazione e marketing Smart Building Italia. È event manager della Fiera Smart Building Expo di Milano e Smart Building Levante di Bari. Dirige la rivista Smart Building Italia.